Kuba non lo invitò a proseguire. Cambiò del tutto argomento.
“ Ho due inviti – annunciò – per il Teatro Provvisorio. Roba per pochi intimi. Provano il Dalibor di Smetana. Sarei felice se tu mi accompagnassi. Spero che l’opera non ti annoi“
“ Intendete dire quella nuova che sarà rappresentata la sera del sedici maggio? Ho visto due o tre opere al teatro dell’Arena Sulle Mura, anche La Sposa Venduta di Smetana, e non mi sono annoiato“ rispose Radovan, evitando di precisare che la sua predilezione era andata alle sue belle accompagnatrici più che al bel canto.
“ Proprio quella. – confermò Kuba – Una serata per pochissimi eletti. Sono amico del più anziano dei violinisti dell’orchestra e lui mi doveva un favore. E’ una prova in costume, non è ancora la prova generale, ma gli invitati avranno l’onore di vedere la rappresentazione pressoché completa prima di chiunque altro.”
“ Mi piace la storia di Dalibor – commentò Radovan – un uomo che ha difeso i contadini anche se era un nobile, e ha dato loro protezione. Lo hanno condannato ingiustamente, e quando dalla torre Daliborka suona il violino tutti ricordano il torto che gli è stato fatto. “
“ Sì – convenne Kuba – per questo questa storia dovrà rimanere viva. Così tutti sapranno da dove nascono le note di quella musica e che la torre porta il nome di colui che ne è stato prigioniero prima di morire. Credo però che l’opera racconterà molta fiaba e leggenda e poca Storia. “
Continuando a conversare si diressero verso il Teatro Provvisorio, camminando lungo la riva del fiume. Prima di entrare si volsero verso il castello di Hradčany. La Daliborka si trova lì, alla fine del Vicolo d’Oro.
Il teatro era illuminato solamente al minimo indispensabile per raggiungere il proprio posto. Nel foyer, invece, risplendevano tutte le luci, affinché i presenti potessero farsi riconoscere come appartenenti alla ristretta schiera dei privilegiati. Kuba guidò Radovan in alto, nella galleria, spiegando che era il posto migliore per sentire le voci e la musica. Anche per amoreggiare un po’ stava per rispondere il giovane, ma se ne vergognò e non disse nulla, lasciandosi pervadere dalle note dell’Ouverture.
Quando la prova terminò un silenzio commosso si prolungò al punto di far quasi perdere la speranza nell’arrivo di qualche applauso. Poi, finalmente, i battimani echeggiarono nella platea e nei palchi semideserti. La loro intensità compensò lo scarso numero dei plaudenti.
Scendendo le scale Kuba e Radovan si unirono alla poca gente che usciva dai palchi. Un gruppo di sei o sette persone camminava davanti a loro, commentando l’opera. Un uomo e una donna rimasero indietro di pochi passi.
“ Ma ti pare il caso di piangere così? “ chiese l’uomo alla sua compagna.
“ Ma lei è morta, e lui si è lasciato catturare e uccidere.” Replicò la donna. La sua voce era alterata dal pianto ma a Radovan parve di riconoscerla. Cercò di avvicinarsi, ma altre persone si frapposero.
“ Ti stai rendendo ridicola davanti ai miei amici.” La rimproverò l’uomo, prendendola sottobraccio, e quasi costringendola a scendere gli ultimi gradini che portavano nel foyer. La donna abbassò il capo, e lo sconosciuto la condusse fuori dal teatro prima che Radovan potesse osservarla più attentamente.
Tornando verso Podskalí il giovane si sforzò di condividere i pareri e l’entusiasmo di Kuba
“ Forse quella giovane signora è stata più sincera di tutti noi.” Disse Radovan
“ Quale signora? “
“ Quella che piangeva sulle scale e nel foyer.”
“ Non l’ho notata. Era bella? “ si incuriosì Kuba.
“ Stupenda.” Rispose, d’istinto, Radovan.
D’istinto era sicurissimo, ora, di essersi trovato a pochi metri dalla ragazza incontrata sulla riva del fiume. Sì, era lei, ed era stupenda. Ma lui chi era? Dal passo gli era sembrato un uomo di mezza età. Il padre? Il marito?




